LA CHIESA DEL CONVENTO

LA CHIESA DEL CONVENTO

 

La chiesa, occupante un intero lato del convento, ripropone, sommariamente, l’architettura di quella sottostante con la quale s’interseca, forse volutamente, formando una croce latina. L’ambiente è a navata unica del tipo a sala, con all’estremità l’abside poligonale ed il recente vestibolo, posizionato sotto il portico interno, conforme a quello esterno. Lungo le pareti laterali basse, sono dislocate finte cappelle arcuate concave a base semiellittica ed arricchite da cornici e rilievi settecenteschi, con alla base altarini barocchi, dovizie del maggiore. Al centro della sala, due portali di legno consentono di accedere, uno al chiostro e l’altro ad una lunga e rettilinea scala in pietra lavica che dà alla chiesa sotterranea, oltre che alla sagrestia. Nelle pareti alte della navata, invece, si scorgono deliziose monofore con immagini sante in vetro policromo e sormontate da archi catalani sostenuti da peducci semiesagonali pensili. Dello stesso tipo, si trovano nell’area absidale con l’aggiunta di ornature in tufo grigio di Nocera. Quest’ultimo, è stato abbondantemente utilizzato in più punti e per diversi elementi architettonici, ma dove ha reso magnificenza è senz’altro nel maestoso arco trionfale a tutto sesto ed in tutta la costolatura catalana del poligono absidale ove la copertura «è costituita dall’accoppiamento di una volta a crociera e di una mezza volta ad ombrello dove il forte risalto delle nervature si conclude in una chiave con grande pietra rotonda che porta scolpito in altorilievo lo stemma aragonese». L’arco trionfale, in origine, era privo di lesene addossate alla parete, aggiunte, probabilmente, in epoca barocca, oltre alla balaustra in marmo lavorata ad intarsio. Il tufo grigio ed il piperno, anch’esso ampiamente utilizzato, soprattutto in sostituzione delle parti mancanti in tufo, si confondono tra loro tanto da sembrare, agli occhi di chi osserva, un unico elemento. L’emozione più grande, però, si prova guardando in alto la robusta e ben conservata capriata lignea a vista che copre l’intera navata, mostrando integro l’umile fascino che doveva caratterizzare l’intero complesso. Due porte, dall’abside, poste in prossimità dell’arco trionfale, aprono ad altri due ambienti. Quello a sinistra dell’abside, è costituito da due piccole stanze, separate da un arco in blocchi di pietra a tutto sesto, entrambe con soffitto a volta: una a botte e decorata, l’altra a cupola. Questo piccolo bilocale è comunemente detto “cappella del presepe”, poiché ospitava una natività lignea altezza naturale del 1518, realizzata dallo scultore Cristiano Moccia e della quale si conserva solo la statua di San Giuseppe, custodita presso la Diocesi di Nola. Altra caratteristica, in questo spazio, sono le piccole monofore che illuminano l’ambiente. L’ambiente a sinistra dell’abside, invece, è costituito da due stanze intercomunicanti con volta a crociera, aprenti entrambi al chiostro. Queste sono adibite ad ufficio parrocchiale e conventuale. Da quando non è più agibile la parrocchia Santa Croce, della vicina ed omonima località, il convento di Santa Maria del Pozzo ne ha ereditato le mansioni, oltre al Cristo Crocifisso dell’abside ed altri oggetti di culto.