CENNI STORICI E MODIFICHE ARCHITETTONICHE

CENNI STORICI E MODIFICHE ARCHITETTONICHE

 

La regale fondazione del convento di Santa Maria del Pozzo risale al 1510, quando la regina Giovanna I d’Aragona, III di Napoli, rivolgendosi all’allora Vescovo di Nola Giovan Francesco Bruno acquistò, permutando altri beni,   un vasto appezzamento di terreno in Somma Vesuviana con annessa una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Pozzo. L’atto fu redatto e firmato a Somma, davanti al Notaio Belardino Maione ed il Giudice Alfonso Maione, entrambi del posto, dopo lunghe trattative tra le parti. Fu proprio il fortuito rinvenimento dell’antica chiesa a motivare, forse, la devota sovrana a farvi realizzare sopra un maestoso complesso religioso per poi donarlo ai frati francescani, con il consenso di Papa Giulio II. In merito alla scoperta, il frate Francesco Gonzaga nella De Origine Seraphicae Religionis Franciscanae…, cronaca francescana del 1587, afferma che: «un maiale, essendo entrato per caso attraverso porte disserrate nel sacello sacro alla Beata Lucia distante alquanto da Sussuvio, comunemente detta Somma, città fecondissima della migliore Campania, e avendo spezzato con la bocca spalancata una certa lastra di pietra, apparvero d’un tratto due tempietti sotterranei dappertutto adorni di immagini della Vergine Maria». La chiesa del convento fu consacrata il 13 marzo del 1575, dall’allora Priore francescano e Vescovo di Lettere Francesco Aurelio Griano, alla Vergine Annunziata dall’Arcangelo Gabriele, come scolpito sulla lastra marmorea posta all’ingresso, subito sopra l’acquasantiera destra. Un’altra epigrafe, riguardante la consacrazione dell’altare maggiore e la deposizione di Sante reliquie, non vi è più traccia, se non in alcuni testi. Ben presto, però, anche la nuova chiesa risentì della popolarità di quella vecchia, tanto, da ereditarne il nome che conserva tuttora. L’iscrizione di sinistra, sopra l’altra acquasantiera, testimonia la concessione della cappella ipogea, da parte dei frati Osservanti, alla Confraternita dell’Immacolata, come sede della stessa. La maestosa architettura del complesso, realizzata su più livelli, è in semplice stile romanico a pianta quadrata con chiostro interno colonnato e sobrio campanile. Quest’ultimo è l’unico elemento che nei secoli non ha subito cambiamenti mentre, tutto il resto, presenta i segni di un imponente intervento settecentesco, resosi necessario a causa dell’eruzione del 1737, alquanto disastrosa. I lavori interessarono: la navata della chiesa, l’area absidale, gli altari, la parte alta della facciata ed il chiostro. A proposito scrive il Fiengo: «nessuna radicale trasformazione deve aver subito la chiesa fino al 1718, epoca in cui il padre Antonio da Nola osservava, in occasione di una sua visita, che “la chiesa è magnifica benché la sua architettura sia all’antica”. Diversa impressione, invece, riceve, alcuni anni più tardi, (1747) il padre Gianstefano Remondini il quale riferisce che la chiesa “in questi ultimi anni è stata totalmente rifatta all’uso moderno, e molto vagamente abbellita”, riferendosi alle trasformazioni, tutt’oggi visibili, subite in quegli anni sia dalla chiesa che il convento. Osservando oggi l’intero complesso, determinata probabilmente dall’accresciuto profondamente l’organismo della fabbrica, rifacendo, tra l’altro, la facciata della chiesa spostata più innanzi al primitivo allineamento».