IL CHIOSTRO E GLI AMBIENTI DI SERVIZIO

IL CONVENTO E GLI AMBIENTI DI SERVIZIO

 

Il convento occupa buona parte del complesso e si compone in una serie d’ambienti che danno, tutti, al chiostro colonnato con pozzo centrale. Questo, più di tutto, presenta gli sfregi delle varie e maldestre ristrutturazioni. Settecentesco è l’inglobamento delle originali colonne di tufo grigio in pilastroni di tufo giallo con finimenti ionici, richiamanti quelli delle pareti basse della chiesa, che si ripetono anche al primo piano aumentando i volumi della fabbrica la dove, probabilmente, proseguiva un ampio terrazzo. Gli ultimi lavori, condotti alla fine degli anni sessanta e promossi dal padre guardiano Gregorio Pecchia, miranti a ristabilire le antiche forme architettoniche, sebbene la buona intenzione, finirono per renderle ancora più ibride. I pilastri, in corrispondenza del terrazzo, furono smantellati per ripristinare il colonnato ma le consunte colonne grigie, che affiorarono al loro interno, furono soppiantate da colonne ioniche di bianco marmo di Trani. L’effetto ottenuto, pur suggestivo, non è uguagliabile a quello rinascimentale, con assetto più basso ed equilibrato, in totale armonia con quanto circostante. Da un foro, praticato in uno dei grossi pilastri ancora intatti, si può vedere e toccare la base di una delle tante autentiche colonne che costituivano il loggiato. L’ambulacro è coperto da volte a crociere scaricante sulle colonne ioniche e su capitelli a mensola in tufo grigio dello stesso stile, montati nelle pareti laterali. Le pareti del cortile conventuale, tra una volta e l’altra dell’ambulacro, sono ornate da affreschi, per lo più ex-voto, commissionati per grazie ricevute, come testimoniano le scritte in calce:« a devozione…». Discretamente conservato è quello sopra il portale d’ingresso all’ufficio, illustrante   l’Immacolata Concezione attorniata da cherubini e riverita da San Giovanni Duns Scoto, a sinistra, e San Francesco d’Assisi, a destra, mentre tutti gli altri sono di difficile interpretazione, a causa dello pessimo stato di conservazione.

I piloni, in alto, presentono anch’essi, in ovali dello stesso periodo, affreschi effigianti personalità religiose. I servizi, cucine e refettorio, oggi riadattati, occupavano il piano terra di un intero lato del convento, divisi da un ampio ingresso che da al chiostro ed ai giardini posteriori. L’antica mensa è detta, impropriamente, “sala del Cenacolo”, a motivo dell’errata denominazione del grande affresco raffigurato che, però, non trattasi dell’Ultima Cena, bensì, delle Nozze di Cana. Quest’opera, recentemente restaurata, insieme all’altra, traente San Francesco stimmatizzato assistito dagli Angeli, sono di Ilarione Caristo, datate 1721. E’ documentato che nel refettorio, oltre gli affreschi, non trafugabili, vi fossero altre tre opere consistenti in: « due tavole a tema mariano ed una tela della seconda metà del seicento», rubate negli anni settanta all’antico monastero e alla nostra esistenza. Una tavola, riporta la “Madonna Della Misericordia”, rappresentazione del medievale modello iconografico della “Mater Omnium”, Madre che tutti accoglie sotto il proprio mantello. L’altra, invece, la “Madonna Della Stella” con Bambino, per l’attributo che presenta sulla spalla destra. La tela “Redentore e Santi” presenta, in alto la figura di Cristo benedicente con una nutrita corte dei Santi. E’ Probabile che in questo spazio vi fossero altri dipinti sulle pareti laterali e sotto la volta a crociera ma coperti, in seguito, dai ripetuti imbiancamenti. Nei riquadri del portale d’ingresso al refettorio, dove lo strato di vernice è stato rimosso, sono appena visibili i decori floreali caratterizzanti, forse, anche alti infissi del convento, tutti rigorosamente lignei e stipiti lapidei in tufo grigio o in somigliante piperno.