IL PALINSESTO ABSIDALE

IL PALINSESTO ABSIDALE

 

L’abside è la parte più antica e studiata della vecchia struttura di Santa Maria del Pozzo. Il motivo di tanta importanza è dovuto alle molteplici stratificazioni pittoriche risalenti ad un arco di tempo che va dall’XI al XVIII secolo. La struttura semicircolare è molto semplice, ma rispondente a dei canoni simbolici ben precisi: «il cerchio del catino absidale assimila la chiesa al cielo, così come la forma rettangolare della navata la riconnette alla terra». Il passare degli anni, la continua manomissione e gli agenti corrosivi non favoriscono un’indagine accurata e rispettosa di quanto, nonostante tutto, c’è pervenuto. Partendo, dunque, da quanto ancora si evince e ci è noto, grazie anche agli studi di Antonio Bove, gli strati pittorici sovrapposti sarebbero almeno quattro e raffigurerebbero quanto segue:

I strato (circa anno 1000 d.C.). E’ chiaro in questo dipinto, dai caratteri bizantini, il tema dell’ascensione, così come presentato dal Nuovo Testamento, con gli Apostoli posti in semicerchio e con lo sguardo rivolto verso il centro in alto indicando il Cristo ascendente al cielo, coperto dagli strati successivi.

II strato (circa anno 1100 d.C.). Questo sarebbe solo una rivisitazione del primo, con l’aggiunta d’alcune scritte votive ed il ripristino del motivo della zoccolatura, probabilmente, cambiato più volte, perché più esposto all’eccessiva umidità.

III strato ( circa anno 1330 d.C.). Questo affresco è il marchio di fabbrica della chiesa voluta da Roberto d’Angiò nel 1333 in quanto raffigura, in tutto il suo splendore, “Nostra Donna” seduta in trono con in braccio il Figlio Pantokrator, alla quale è dedicato l’edificio di culto. La Vergine presenta in testa i segni di una corona per la quale Le è valso anche il titolo di Santa Maria della Corona o Incoronata ed i gigli di Francia, foggianti il diadema, sono l’ulteriore prova che l’opera, come l’intera struttura interrata, è di epoca angioina. La Madonna, anche in questo affresco, è attorniata dagli Apostoli in semicerchio con aureole a rilievo e di cui si scorge il volto di uno soltanto, laddove lo strato successivo è stato rimosso.

IV strato (circa anno 1660 d.C.). Raffigura l’Immacolata Concezione venerata da figure angeliche reggenti gli attributi emblematici della Vergine. All’impianto iconografico classico si aggiunge un elegante baldacchino-sipario coronato e lo Spirito Santo in veste di colomba, che irradia il tutto. Quasi del tutto rimossa, per evidenziare l’Incoronata, l’immagine seicentesca della Madonna, fu voluta dagli Osservanti francescani e dalla Confraternita dell’Immacolata che aveva, nell’ormai cripta, la propria sede fino al 1926 e riproposta in più punti del convento. Racconta il Greco: «la Vergine…indossava una doppia veste, rossa di sotto e bianca di sopra, e un manto celeste che finiva in basso in vaporosi risvolti».