LA FACCIATA DELLA CHIESA, CAMPANILE E FORNO

LA FACCIATA DELLA CHIESA, CAMPANILE E FORNO

 

In realtà, solo la parte superiore della facciata della chiesa cinquecentesca, è stata rifatta più volte. Essa nasce romanica, del tipo a capanna, con finestra-balcone, ad arco scemo poggiante su colonne, dante al   terrazzo esterno con rosone   centrale in alto. Questa descrizione sembrerebbe quella dell’attuale facciata superiore che, stando al Greco e successivi, fu totalmente rifatta nel 1968 con materiale di risulta dell’originale ed eccessivamente arretrante rispetto alla verticale sottostante delle colonne del portico, con rosone decentrato e l’aggiunta di una bifora cieca. L’intrepido padre Gregorio Pecchia, guardiano del convento francescano, alla fine degli anni sessanta, «non ebbe dubbi sulla necessità di riportare chiesa e cenobio all’ antico splendore dell’arte romanica […] improvvisandosi, secondo le circostanze, architetto, maestro muratore ed anche semplice garzone ». Di quella intermedia, barocca, conserviamo solo qualche vecchia foto e la dettagliata descrizione del Fiengo: « al primo piano la facciata, ripetendo il ritmo del sottostante pronao, è spartita in tre zone da quattro lesene, con lieve aggetto, di cui, quelle laterali corrono per tutta l’altezza della chiesa. Tra le lesene centrali, più serrate, s’apre un balcone sormontato da un timpano curvo, mentre negli spazi laterali si notano due finestre ellittiche, con cornici mistilinee ed un bizzarro timpano tripartito. Su tutto corre un’alta zona di attico che impedisce la vista del tetto». L’impianto romanico frontale basso è costituito da un portico con tre arcate a tutto sesto in tufo grigio, scaricante su lesene laterali, sempre dello stesso materiale, e due colonne monolitiche centrali con capitelli corinzi. I capitelli delle semicolonne laterali, invece, si presentano di tipo toscano-rinascimentale, copiati dall’arco trionfale interno. In alto, al centro, è posto a sigillo lo stemma reale aragonese, copia di quello all’ingresso del Palazzo Reale della Starza, trafugato negli ultimi anni. Il pronao è coperto da tre volte a crociera che precede un prezioso portale catalano ligneo, con stipiti lapidei di tipo catalano, lavorato a riquadri e fioroni. All’esterno, ai lati del porticato, due edicole marmoree, con funzioni protettiva, presentano, su composizioni maiolicate datate 1859, le immagini di San Francesco d’Assisi stimmatizzato e di Sant’Antonio con in braccio Gesù Bambino, molto rovinate perché esposte agli agenti atmosferici. Il campanile, sempre in stile romanico, nonostante quanto gli sia capitato intorno, conserva integra la sua dignità, violata solo dal tempo e non dalla mano dell’uomo che, se pur in buona fede, ha deturpato tutto quanto ha toccato. Il solenne testimone, a pianta quadrata, è impostato su quattro livelli leggermente rientranti in altezza e presentanti, ognuno, quattro monofore arcuate, una per ogni lato, che rendono più slanciate le imponenti forme. La parte terminale, anch’essa forata allo stesso modo, è a pianta ottagonale con copertura cuspidale, reggente una sfera lapidea con croce metallica. Un orologio a sfere, al centro del tutto, scandisce il tempo che passa. Affiancato al campanile, nella parte posteriore, quello che resta di un vecchio forno con ambiente superiore terminante a cuspide che sembra la sommità di un’altro campanile balconato.