IL POZZO DELLA VILLA RUSTICA ROMANA

IL POZZO DELLA VILLA RUSTICA ROMANA

 

Dalla sala si accede, scendendo, ad un’ancora più piccola ed antica cappella comunemente detta “pozzo” dove impera l’affresco di Santa Maria del Pozzo, appunto, oppure del Latte, perché intenta ad allattare Gesù. Il “pozzo”, probabilmente, è ciò che resta di un’antica villa rustica romana adibito alla conservazione del vino, “cella vinaria”, ipotesi avallata dall’imboccatura, in alto, del pozzo stesso e dagli spigoli arrotondati, in basso, tipico delle cisterne in muratura, per evitare accumuli nocivi e consentire una più facile pulizia. Il Greco, invece, per la conformazione della volta a botte, afferma: « Più che un pozzo, sembra un tratto di galleria sbarrato da due muri e aperto lateralmente[…], sia esso un passaggio segreto del palazzo della Starza o un ramo del famoso acquedotto che passava proprio nella zona ». Stando alle dicerie popolari, sarebbe, invece, parte di un lungo cunicolo che la regina Giovanna, non si sa quale delle quattro, utilizzava come via di fuga o di incontri amorosi segreti, attraversandolo con una carrozza d’oro. Le ipotesi sullo strano ambiente si sprecano e forse nessuna rispondente a verità, per questo, ancora più suggestivo e misterioso. E’ probabile che quando fu costruita o ampliata la chiesa nel 1333, si ebbe il fortuito ritrovamento archeologico e si pensò bene di far diventare questo spazio-pozzo parte integrante della struttura religiosa. Oltre all’immagine della Madonna seduta su una panca con Figlio al seno, impreziosita da una cornice in stucco a rilievo e da un altarino marmoreo, aggiunti in epoca barocca, nel pozzo vi sono altre quattro figure intere, l’una di seguito all’altra, purtroppo sbiadite dal tempo e dall’eccessiva umidità. Partendo da sinistra, l’uomo ritratto, reca nella mano destra un libro e nella sinistra una penna d’oca, con a fianco un’immagine della Madonna con Figlio in grembo. Meglio conservate sono le due Sante in ogive dove la prima, da destra, reca fra le mani un giglio mentre l’altra, regge con una mano un libro e con l’altra una palma ed il fatto che sia coronata ci fa pensare che trattasi, forse, di una delle Regine che hanno dimorato a Somma. Questi affreschi, stando al Greco: «sono affiorati da posteriore pitture del seicento, come ben dimostra il superstite ovale tra le due sante che effigia una figura di frate barbuta e incappucciata», oggi, non più distinguibile. Roberto d’Angiò, come già detto, dedicò la chiesa a “Nostra Donna”, originario titolo della Madonna Incoronata raffigurata nel catino absidale,   ma il culto di Santa Maria del Pozzo era già presente e forte nella popolazione, tanto da condizionare tutte le successive titolazioni del complesso e della zona circostante.