SOMMA ANGIOINA (1266-1435)

SOMMA ANGIOINA (1266-1435).

 

Le tante vicissitudini napoletane e sommesi, durante la dominazione francese, sono state puntualmente riportate negli Atti Della Cancelleria Di Stato, meglio noti come Registri Angioini. Purtroppo, quest’inestimabile patrimonio storico-culturale, parte integrante dell’Archivio Di Stato Di Napoli, non c’è pervenuto, poiché distrutto dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. La sorte, ciò nonostante, ha voluto che almeno il prezioso contenuto non andasse del tutto perduto grazie a “testimoni del testo”, diretti ed indiretti, che hanno riportato, parzialmente o integralmente, i fatti dell’epoca registrati negli atti pubblici, in occasione di altre opere letterarie. Il dominio francese di Somma, facente parte del regno di Napoli, ebbe inizio nel 1266 con Carlo I d’Angiò, detto così perché proveniente da una regione della Francia di tal nome. L’angioino, terminate le ostilità con gli Svevi, promosse una vasta campagna di ristrutturazione che incluse anche i castelli, tra cui quello di Somma, in alto, sull’omonimo monte, in località Castello. I lavori di ripristino dell’antica rocca normanna-sveva furono commissionati all’architetto francese Pietro Chaule ed interessarono, probabilmente per volere della regina Margherita, inizialmente la regia cappella del castello sommese, per dedicarla alla martire siracusana Santa Lucia. L’opera, solo più tardi, investì anche la parte residenziale e fu condotta a termine in poco tempo, per permettere ai nipoti del re di godere delle accoglienti e salubri condizioni di vita che Somma offriva. A Carlo I, nel 1285, successe l’omonimo figlio Carlo II che portò avanti i lavori di ristrutturazione iniziati dal padre, estendendoli anche al palazzo reale della Starza di Somma. La sua opera edilizia accrebbe la costruzione del maestoso complesso conventuale di San Domenico, che fu dedicato a Santa Maria Maddalena , per grazia ricevuta. Alla morte di Carlo II, il regno di Napoli, sempre comprendente anche i beni in Somma, passò al figlio Roberto, mentre quello di Durazzo andò all’altro erede Giovanni che poi lo lasciò, al figlio Carlo. Il nuovo re, concesse Somma alla regina madre, rimasta vedova, Maria d’Ungheria la quale, probabilmente, dimorò nel palazzo reale della Starza, chiamato da quel momento in poi “Starza della Regina”. Alla sua morte, nel 1325, Somma fu assegnata a Carlo Illustre, unico figlio di Roberto, e confermata, dopo soli tre anni, alla sua vedova Maria di Valois, incinta di Maria e già mamma di Giovanna. Re Roberto, non avendo altri eredi cui lasciare il trono, se non la suddetta nipote Giovanna, si apprestò a trovarle un marito che ne rafforzasse il potere. La scelta, cadde su Andrea d’Ungheria, figlio del re Carlo Alberto. Per suggellare l’incontro tra i due Imperatori, con giovanissimi eredi a seguito, avvenuto a Somma presso il palazzo reale della Starza, Roberto fece costruire, poco distante, una bella chiesa in stile romano-gotico, dedicandola a “Nostra Donna”. Giovanna I d’Angiò, divenuta regina di Napoli a soli diciassette anni, dopo la morte del nonno Roberto, si trasferì con argenteria e corona nel castello di Somma, ereditato dal padre. Giovanna dovette subito appianare le divergenze coniugali e familiari per la mancata investitura, a re di Napoli, anche del marito con il quale non andava per niente d’accordo, tanto che la suocera Elisabetta d’Ungheria, per accertarsi di persona delle sorti del figlio, si recò personalmente a Napoli. Strappata la promessa alla nuora di chiedere l’investitura al Papa anche per il marito, dopo un lungo soggiorno nel castello di Somma, tornò in patria a malincuore, dove, poco tempo dopo, ricevette la terribile notizia dell’assassinio del figlio Andrea. La regina vedova aprì una severa inchiesta per condannare i congiurati e placare l’ira degli ungheresi, che la ritenevano corresponsabile del misfatto. Luigi d’Ungheria, fratello di Andrea, partì per Napoli in cerca di vendetta e giunto fin qui, non vi trovò la sovrana, riparatasi in Provenza, ma Carlo di Durazzo, figlio del cugino di Giovanna, nonché cognato, per aver sposato la sorella Maria. Il Durazzo aveva pianificato ogni cosa: la morte di Andrea ,facendone ricadere la colpa su Giovanna per costringerla a fuggire e l’occupazione del regno rimasto vacante, ma a Napoli ben altro destino l’attendeva. Smascherato dall’ungherese per l’ardita cospirazione, fu sgozzato sul posto, mettendone fine ad ogni delittuosa ambizione. Giovanna, intanto, affrontava un processo ad Avignone alla presenza del Papa e ritenuta non colpevole della morte del consorte, ritornò in patria per designare nuovo erede, alla sua morte, Carlo II Durazzo, nipote dell’omonimo, ucciso dal cognato. Carlo II, però, impaziente di succedere a Giovanna, con l’aiuto di Luigi d’Ungheria, ancora in collera per la morte del fratello e l’investitura a re di Napoli ricevuta da Papa Urbano VI, ostile alla scomunicata regina ,sostenitrice di Clemente VII, antipapa, conquistò la Città e diede a Giovanna morte violenta. Il nuovo re, passato alla storia come Carlo III di Durazzo, sebbene discendente angioino, dovette subito affrontare le minacce di Luigi d’Angiò, investito anch’egli re di Napoli dall’antipapa Clemente VII, ma con la morte del pretendente, di lì a poco in Puglia, il contenzioso si risolse ancor prima che iniziasse. A Carlo III successe il figlio Ladislao che, siccome decenne, fu posto sotto la tutela della madre Regina Margherita. Ciò fece insorgere i napoletani che riconoscevano in Luigi II d’Angiò, figlio del primo morto in Puglia, il legittimo successore al trono. I conflitti durarono per ben tredici anni con la resa di Luigi ed il suo ritorno in Francia e la concessione di Somma al cancelliere del regno Giovanni Tomacello, sposato con Lionora Macedonia, detta “la sdegnosa”, per il suo carattere superbo. Alla morte di Ladislao, avvelenato dai fiorentini, il regno di Napoli passò nelle mani della quarantenne sorella Giovannella, passata alla storia come Giovanna II di Napoli. Fu questa una sovrana molto bella e chiacchierata, ispirò cantanti e poeti dell’epoca ed è tuttora ricordata dalla popolazione sommese, come emblema d’incontrollata bramosia. E’ comprensibile come tanta morbosa notorietà sia finita per offuscare quanto di buono fece per il regno e perché, ancora oggi, nell’immaginario collettivo, ogni “Riggina Giuanna”, delle quattro, finisce sempre per incarnare quella dissoluta di cui tutti sparlavano. A parte i pettegolezzi, anche questo regno, come i precedenti, non fu per niente tranquillo a causa dei parenti angioini di Giovanna I che non si rassegnavano ad aver perso il trono di Napoli e decisi a riprenderselo a tutti i costi. Giovannella, temendo l’attacco dei parenti francesi , pur di non riappacificarsi con essi, designò come suo erede, dopo la morte, Alfonso d’Aragona, in cambio di protezione da probabili rivalse. Quest’ultimo, però, mostrandosi frettoloso d’impossessarsi di quanto promessogli, indispettì la Regina che lo diseredò a favore di Renato, figlio di Luigi II d’Angiò, dopo essersi riappacificata coi parenti. Il nuovo re non ebbe vita facile, perché Alfonso d’Aragona non si rassegnatosi di aver perso la preziosa occasione. Si mosse allora alla conquista del regno di Napoli, riuscendo ad occupare la capitale nel giugno del 1442, penetrandovi attraverso l’acquedotto augusteo e strappando la corona a Renato. Quest’episodio segnò il declino reale angioino dando inizio a quello, non meno tormentato, aragonese.